I parametri appena citati, tuttavia, non bastano per emettere una diagnosi di dislessia: bisogna escludere alcuni fattori che, se presenti, fanno cadere l'ipotesi della presenza di dislessia nella persona esaminata. I fattori che non devono essere presenti in maniera significativa sono:
- deficit sensoriali;
- insufficiente istruzione;
- insufficienti capacità intellettive;
- insufficiente stimolazione da parte dell'ambiente di vita.
Differenze tra dislessia, disortografia e disgrafia
Come abbiamo visto la dislessia riguarda esclusivamente la correttezza e la velocità di lettura (ovvero la sua automatizzazione).
La disortografia si caratterizza invece come estrema difficoltà nello scrivere correttamente le parole (da distinguere dai problemi nella costruzione della frase, che sono invece detti problemi morfosintattici).
Il termine disgrafia designa invece un problema nello scrivere le lettere e le parole in modo leggibile (non basta scrivere male per essere considerati disgrafici: occorre che lettere e numeri scritti risultino realmente illeggibili, che non vengano rispettate le distanze tra le lettere e tra le parole, che la scrittura non sia diventata "automatica" a partire dalla fine della terza elementare e che le righe di parole sul foglio vadano sempre "per conto loro"…).
Aspetti psicologici
Se il bambino con dislessia, o comunque con un disturbo specifico dell'apprendimento, non viene riconosciuto e aiutato in tempo, è possibile che negli anni insorgano problemi psicologici, a volte importanti come disturbi dell'umore e abbassamento patologico dell'autostima.
Alcuni studi hanno evidenziato che i bambini con DSA che non seguono programmi di apprendimento differenziati, non supportati e costretti a studiare nei modi convenzionali presentano un maggior rischio di condotte devianti a partire dall'adolescenza.
Diagnosi
Per aiutare al meglio le persone con dislessia occorre innanzitutto farsi un'idea chiara di quali siano i loro punti forti e punti deboli. In effetti, più che di diagnosi si dovrebbe parlare di assessment neuropsicologico.
Molte delle persone che vogliono aiutare una persona dislessica o con disturbi di apprendimento, tendono a ricercare una semplice conferma dell'etichetta "dislessico". Leggendo su internet o sulle riviste articoli al riguardo, diventano ansiosi di arrivare ad una definizione sicura e unificante dei problemi della persona che hanno a cuore.
Tuttavia, se da una parte questo approccio porta ad un comprensibile sollievo (non del bambino!) dovuto ad un etichettamento, dal punto di vista pratico si mostra molto riduttivo e, a volte, persino controproducente.
Quello che è veramente utile nell'aiuto di una persona sospetta di dislessia è ottenere un quadro chiaro della sua particolare situazione allo scopo di progettare e attuare un piano di riabilitazione verificabile tenendo sempre presente che ci troviamo davanti ad una persona unica. L'etichettamento ci porta a fare la cosa opposta: semplificare, ridurre un individuo complesso e bisognoso di essere compreso a una parola-concetto tautologica: "è dislessico perché non legge bene..." - "cosa vuol dire dislessico?" - "vuol dire che non legge bene" - "ah, quindi è dislessico perché è dislessico..."). Per questo è inutile una diagnosi etichettante. Al contrario si rivela fondamentale una relazione dettagliata delle singole abilità e dei singoli punti di forza di quell'individuo in quel particolare momento. Relazione ottenibile solo con un corretto e completo assessment neuropsicologico.
Trattamento
Il trattamento viene svolto da logopedisti a volte insieme a educatori e psicopedagogisti.
Sembra che i trattamenti migliori siano quelli che insistono sulla correttezza di lettura più che sulla rapidità.
Non si può parlare di vera e propria soluzione del problema (non usiamo il termine "guarigione" perché la dislessia non è una malattia), allo stesso tempo si può portare il bambino a raggiungere un ottimo adattamento che lo metterà in grado di perseguire le sue aspirazioni di vita al pari di tutti gli altri.
A riprova di quanto detto possiamo citare i nomi di alcuni dislessici celebri: Carlo Magno, Tom Criuse, Albert Einstein, John Lennon, Napoleone Bonaparte, Pablo Picasso e ancora Newton, Galileo, Magic Johnson, Leonardo Agata Christie e tanti altri più o meno noti ma tutti realizzati nella propria carriera.
aggiornato al 07/09/2011
Bibliografia
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Greci, R., Zanoni, D. (2007). Storie di normale dislessia - 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi. Torino, Edizioni Angolo Manzoni.
Wiens, J. W. (1983). "Metacognition and the adolescent passive learner." Journal of Learning Disabilities 13: 144-149.
Case editrici che pubblicano libri studiati per persone con difficoltà di lettura